E se non fosse amore... ma il tuo copione?
Patrizia
7/18/2026


Qualche giorno fa mi sono fermata a riflettere su una cosa che incontro molto spesso durante le sessioni individuali. Ogni volta la storia sembra diversa: cambiano i nomi, cambiano le età, cambiano le professioni e persino le città in cui vivono le persone. Eppure, dopo qualche minuto di racconto, mi accorgo che sotto la superficie c'è sempre qualcosa di incredibilmente simile.
C'è una donna che aspetta.
Aspetta un messaggio che tarda ad arrivare, una risposta che forse arriverà domani, una telefonata promessa e rimandata, oppure aspetta che l'uomo che ha accanto cambi finalmente modo di comportarsi. A volte aspetta semplicemente di sentirsi scelta, importante, vista davvero.
L'attesa, quasi senza accorgersene, diventa il centro della relazione.
E la cosa più curiosa è che, quando siamo dentro quella situazione, riusciamo sempre a trovare una spiegazione che renda tutto accettabile. Ci diciamo che in fondo lui è molto impegnato, che ha avuto relazioni difficili, che ha bisogno dei suoi tempi, che non è una persona capace di esprimere quello che prova. Ogni comportamento trova una giustificazione e ogni silenzio diventa qualcosa da interpretare, come se bastasse trovare la chiave giusta per capire ciò che sta succedendo.
Nel frattempo, però, la nostra vita rimane in pausa.
Ci accorgiamo di guardare il telefono più spesso del necessario, di cambiare umore in base a una notifica, di iniziare una giornata con leggerezza e finirla con un nodo allo stomaco solo perché quella risposta tanto attesa non è arrivata. E senza rendercene conto affidiamo il nostro benessere a una persona che, molto spesso, non sa nemmeno quanto potere abbia acquisito sulle nostre emozioni.
Per anni ho pensato che il problema fosse tutto lì, nella persona sbagliata. Mi dicevo che esistono uomini incapaci di amare, uomini emotivamente indisponibili, uomini che hanno paura dell'impegno. Ed è vero, queste persone esistono. Ma a un certo punto ho iniziato a farmi una domanda diversa, una domanda decisamente meno comoda.
Perché alcune donne incontrano continuamente uomini diversi ma finiscono sempre per vivere la stessa identica storia?
È una domanda che cambia completamente prospettiva, perché sposta l'attenzione da ciò che fa l'altro a ciò che, inconsapevolmente, continuiamo a cercare noi.
In psicologia si parla spesso di schemi relazionali, ma a me piace chiamarli copioni, perché rendono molto bene l'idea. Un copione è una storia che abbiamo imparato così bene da recitarla senza nemmeno rendercene conto. È come salire ogni volta sullo stesso palcoscenico con un attore diverso, convinte che questa volta lo spettacolo avrà un finale differente.
E invece il finale assomiglia sempre al precedente.
Cambiano i volti, ma noi ci ritroviamo ancora una volta ad aspettare, a rincorrere, a sperare che qualcosa accada. Non perché ci piaccia soffrire, ma perché quella modalità di amare ci è incredibilmente familiare. È il linguaggio emotivo che abbiamo imparato nel corso della nostra vita e il nostro cervello tende sempre a preferire ciò che conosce, anche quando ci fa stare male.
Questa è forse la parte più difficile da accettare. Pensiamo di scegliere liberamente le persone di cui ci innamoriamo, mentre molto spesso è il nostro copione a scegliere per noi. Ci sentiamo attratte da chi ci lascia nel dubbio, da chi alterna presenza e distanza, da chi ci fa vivere nell'incertezza, perché quella sensazione ci appare stranamente normale. Non piacevole, ma normale.
È proprio qui che nasce la vera possibilità di cambiare.
Non nel momento in cui finalmente arriva quel messaggio tanto atteso, né quando l'altra persona decide di comportarsi diversamente. Il cambiamento inizia quando smettiamo di chiederci perché lui non ci scelga e iniziamo invece a domandarci perché continuiamo a scegliere persone con cui dobbiamo sempre aspettare qualcosa.
Questa domanda può fare paura, perché ci restituisce una responsabilità che non sempre abbiamo voglia di vedere. Ma è anche la domanda che restituisce libertà. Se il problema fosse soltanto l'altro, potremmo fare ben poco. Se invece esiste un copione che continua a guidare le nostre scelte, allora quel copione può essere osservato, compreso e, soprattutto, riscritto.
Ed è forse questa la parte più bella del mio lavoro.
Non aiutare le persone a trovare l'uomo giusto.
Aiutarle a non avere più bisogno delle storie sbagliate.
Perché quando cambia il copione, succede qualcosa di sorprendente: non cambiano solo le relazioni, ma cambia lo sguardo con cui entriamo in esse. Non siamo più disposte a vivere nell'attesa, a rincorrere conferme o a convincerci che prima o poi qualcuno ci amerà come desideriamo.
Cominciamo semplicemente a riconoscere che l'amore non dovrebbe farci vivere con il telefono in mano, né trasformare ogni silenzio in un enigma da risolvere.
E forse è proprio lì che nasce una relazione diversa. Nel momento in cui smettiamo di aspettare che qualcuno ci scelga e iniziamo, finalmente, a scegliere noi stesse.
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Patrizia Boniffi
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