Non hai un problema di ansia. Hai un problema di emozioni che non ti sei mai fermata ad ascoltare.
Patrizia
8/22/2026


C'è una cosa che facciamo tutte, così spesso che non ci accorgiamo nemmeno più di farla: sentiamo qualcosa, e nello stesso istante lo etichettiamo, lo archiviamo, e passiamo oltre. "Sono solo stanca." "È solo stress." "Sarà la luna."
Diamo un nome veloce a quello che sentiamo, un nome che non spiega niente ma che ci permette di continuare la giornata senza doverci fermare davvero.
Il problema è che quello che non ascolti non sparisce. Si sposta. Diventa quella tensione al collo che non passa mai del tutto, quella voglia improvvisa di piangere per un motivo apparentemente stupido, quella rabbia che esplode per un piatto lasciato nel lavandino e che, tu lo sai bene, non ha niente a che fare con il piatto.
Molte donne arrivano a un certo punto della vita convinte di avere "un problema di ansia". Vanno dal medico, a volte prendono qualcosa per dormire meglio, per stare più calme. E magari serve, in parte. Ma quasi sempre, sotto, c'è qualcos'altro: non un disturbo da correggere, ma una vita intera passata a non fermarsi mai abbastanza per sentire davvero cosa si prova.
Sentire non è lo stesso che capire
C'è una differenza che nessuno ci insegna a fare, ed è proprio questa: una cosa è sentire un'emozione che ti attraversa, un'altra è fermarti a capire da dove viene e cosa ti sta dicendo. Noi impariamo benissimo la prima parte, la sentiamo, eccome. Quello che non impariamo mai è la seconda: restarci dentro il tempo necessario per capirla, invece di correre subito a spegnerla.
Pensa a quante volte, in una giornata, ti sei sentita "strana", "giù", "nervosa senza motivo", e hai subito cercato la via più veloce per non sentirlo più. Un caffè, uno scroll infinito al telefono, una lista di cose da fare che ti tiene occupata, un "va tutto bene" detto a te stessa prima ancora di verificarlo.
Non è una colpa, è quello che ci hanno insegnato: le emozioni sono un disturbo, un intoppo nella produttività della giornata, qualcosa da gestire in fretta e da mettere via.
Il vero problema non è avere emozioni forti. È non essersi mai fermate ad ascoltarle
Qui sta il punto che vorrei che restasse: non è che tu senta troppo, o senta nel modo sbagliato. È che nessuno ti ha mai insegnato a fermarti abbastanza a lungo, davanti a un'emozione, da capire cosa ti sta dicendo davvero, prima di correre a spegnerla o a nasconderla dietro un'etichetta veloce.
Un'emozione che ascolti fino in fondo, di solito, si placa da sola. Un'emozione che spegni ogni volta prima ancora di guardarla in faccia, torna, più forte, più confusa, travestita da ansia, da stanchezza cronica, da un nervosismo che sembra arrivare dal nulla e che invece arriva da tutto quello che non hai mai lasciato emergere.
Non serve controllarle di più. Serve smettere di scappare da quelle scomode
Il messaggio che riceviamo di solito è: "gestisci meglio le tue emozioni", come se il problema fosse un eccesso da contenere. Ma spesso è il contrario: il problema non è che senti troppo, è che scappi troppo in fretta da quello che senti, soprattutto dalle emozioni scomode, quelle che non hanno un posto socialmente accettabile: la rabbia, l'invidia, la delusione verso chi ami, la stanchezza di un ruolo che reciti da anni.
Non hai bisogno di più controllo. Hai bisogno di più coraggio nel restarci dentro, un minuto in più di quanto sei abituata a fare.
Quattro domande da farti, la prossima volta che senti qualcosa e vorresti solo che passasse
Cosa sto sentendo davvero adesso, con un nome più preciso di "stress" o "stanchezza"?
Da quanto tempo sento questa cosa, senza essermi mai davvero fermata a guardarla?
Cosa sto facendo, in questo momento, per non doverla sentire fino in fondo?
Se smettessi di scappare da questa emozione per cinque minuti, cosa temo che potrebbe succedere?
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