Domenica ti hanno regalato un'ora. Dove l'hai messa?
Patrizia
10/26/2026


C'è un giorno, uno solo all'anno, in cui qualcuno ti regala un'ora. Non la devi guadagnare, non la devi chiedere, non devi toglierla a niente e a nessuno. È successo nella notte tra sabato e domenica, alle tre, quando le lancette sono tornate indietro alle due e la giornata di domenica è durata venticinque ore invece di ventiquattro.
Ti faccio una domanda semplice, e ti chiedo di rispondere con sincerità, almeno con te stessa: quell'ora in più, dove l'hai messa?
Magari l'hai dormita, e va benissimo. Magari non te ne sei nemmeno accorta, perché il telefono ha cambiato l'orario da solo e la domenica è scivolata via come tutte le altre. Oppure, e credo sia la cosa più comune, l'hai riempita senza volerlo: una lavatrice in più, un po' di scroll, un messaggio a cui rispondere, una cosa da sistemare che "già che c'ero".
Non te lo chiedo per farti sentire in colpa. Te lo chiedo perché quell'ora regalata è uno specchio piccolo ma molto preciso di come tratti la tua energia per il resto dell'anno.
Il tempo per sé che non arriva mai
Il Rapporto Coop di quest'anno ha messo nero su bianco una cosa che, lavorando con le persone, sento ripetere da tempo: il 30% degli italiani si sente sopraffatto dallo stress, in quella che i ricercatori chiamano la zona burnout. E il 58% vorrebbe più tempo per sé. Ma il dato che mi ha colpita di più è un altro: più di un terzo pensa che non riuscirà ad averlo.
Non "adesso no", non "quando i figli saranno grandi", non "dopo la pensione". Proprio non ci conta più, come se fosse già deciso.
E poi arriva una domenica d'ottobre in cui il tempo te lo regalano davvero, senza condizioni, e quasi nessuna di noi se ne accorge. Il che mi fa pensare che il problema, almeno in parte, non sia solo quanto tempo abbiamo, ma che cosa ne facciamo quando ce l'abbiamo.
Da oggi alle cinque è buio
Oggi è il primo lunedì con l'ora solare, e lo sentirai. Stamattina, forse, ti sei svegliata con un po' più di luce, ma stasera, verso le cinque, uscendo dal lavoro o alzando gli occhi dal computer, ti accorgerai che fuori è già scuro. Il corpo ci mette qualche giorno ad abituarsi, e in molte di noi questo passaggio si porta dietro una stanchezza strana, un po' di malumore, la voglia di chiudersi in casa e non vedere nessuno.
È normale, la luce è uno dei segnali principali con cui il nostro orologio interno capisce quando è ora di essere attive e quando è ora di rallentare. Quando cambia la luce, cambiamo anche noi.
Ma attenzione, perché qui c'è una trappola. È facile dare la colpa di tutto all'ora solare, alle giornate corte, all'autunno. E così una stanchezza che magari c'era già da mesi trova finalmente una spiegazione comoda, e nessuno va più a guardarla da vicino.
Stanca o svuotata?
C'è una differenza che vale la pena imparare a riconoscere. La stanchezza è quella che passa: una buona notte di sonno, un weekend tranquillo, qualche giorno per abituarsi alla luce che cambia, e torni in piedi. Lo svuotamento, invece, è quello che resta. Dormi, ti riposi, e ti senti comunque come una batteria che non si ricarica più fino in fondo.
Se è stanchezza, il cambio d'ora te la farà sentire per qualche giorno e poi passerà. Se è svuotamento, il buio delle cinque non lo ha creato, lo ha solo reso più visibile. E allora la domanda da farti non è "come mi abituo all'ora solare", ma "dove sta andando la mia energia, ogni giorno, senza che me ne accorga".
Qualche settimana fa ho scritto delle persone che ci prosciugano senza che ce ne rendiamo conto. Le relazioni sono una delle voci, ma non l'unica. L'energia se ne va anche nei sì detti per non deludere, nelle cose fatte "già che c'ero", nelle preoccupazioni che giriamo in testa la sera, nelle giornate riempite fino all'ultimo minuto per non sentire altro.
Un piccolo esperimento per questa settimana
Ti propongo una cosa semplice, da fare da oggi a domenica. Ogni sera, prima di dormire, prendi un foglio e scrivi due colonne. Nella prima scrivi una cosa che oggi ti ha tolto energia. Nella seconda, una cosa che te ne ha data. Solo una per colonna, niente di più.
Non cercare di cambiare niente, per ora. Limitati a guardare. Domenica prossima rileggi tutto, e vedrai che alcune voci tornano, quasi sempre le stesse. Lì c'è la tua mappa, molto più onesta di qualsiasi buon proposito.
E se ti avanza un'ora, una qualsiasi, prova a non riempirla subito. Esci, se puoi, finché c'è ancora luce. Oppure resta seduta, senza fare niente di utile. È lì che si capisce se l'energia che ti manca è sonno, o è qualcos'altro.
Quattro domande per questa settimana
• L'ora in più di domenica, dove è andata davvero? L'ho scelta io, o si è riempita da sola?
• Quello che sento in questi giorni è stanchezza che passa con il riposo, o uno svuotamento che c'era già prima del cambio d'ora?
• Quali sono le due o tre cose, o persone, che ogni giorno mi tolgono più energia di quanta me ne restituiscono?
• Se qualcuno mi regalasse un'ora a settimana, sicura, solo per me, saprei già cosa farci? E se la risposta è no, perché?
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Patrizia Boniffi
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