"Fermate il matrimonio, ma…" Cosa diresti oggi alla te di quel giorno?

11/2/2026

In queste settimane, su TikTok, le ragazze giocano a un gioco che mi ha fatto sorridere e poi pensare. Pubblicano le foto del loro matrimonio, e sopra la prima scrivono: "Fermate il matrimonio, ma…". E poi raccontano cosa farebbero diversamente, col senno di poi. Quasi sempre sono cose leggere: il vestito che oggi non sceglierebbero più, gli addobbi esagerati, la zia che ha fatto la scenata al rinfresco. Ogni tanto, però, qualcuna va più in profondità, e lì il gioco smette di essere solo un gioco.

Mi sono chiesta cosa succederebbe se lo facessimo noi, che il giorno del matrimonio lo abbiamo alle spalle da venti, trenta, a volte quarant'anni. E non per fare la lista dei rimpianti, quella la sappiamo fare benissimo da sole, ma per un motivo diverso.

E se non ti sei sposata, o se quel matrimonio oggi non c'è più, resta con me lo stesso. Vale per qualunque giorno in cui hai detto un grande sì: a un lavoro, a una casa, a un figlio, a una città nuova.

Non è la sposa che vuoi correggere. È quella che vuoi conoscere

Prova a pensarla, quella ragazza. Non il vestito, non la chiesa o il municipio, non gli invitati. Lei. Cosa sapeva di sé, quel giorno? Cosa si aspettava? Di cosa aveva paura, anche se non lo avrebbe mai detto ad alta voce?

La tentazione, quando si guarda indietro, è sempre la stessa: giudicare. "Ero ingenua." "Non avevo capito niente." "Se avessi saputo…". Ma quella ragazza ha fatto le sue scelte con quello che aveva, con quello che sapeva, con la storia di famiglia che si portava dietro e con le aspettative di chi le stava intorno. Non poteva sapere quello che sai tu adesso. Nessuna di noi poteva.

Guardarla con gli occhi del giudizio ti lascia solo un po' di amaro. Guardarla con curiosità, invece, ti dice qualcosa di prezioso su chi sei diventata.

La distanza tra lei e te è il tuo percorso

Tra la donna di quella foto e la donna che sta leggendo adesso ci sono anni di cose: scelte, crisi, figli forse, lavori, lutti, ripartenze, momenti in cui hai pensato di non farcela e invece eccoti qui. Tutta quella distanza non è tempo perso. È esattamente quello che ti ha resa la persona che sei.

Nel mio lavoro di mediatrice familiare ho ascoltato tante coppie raccontare il giorno del loro matrimonio, a volte proprio mentre stavano decidendo di separarsi. E ho notato una cosa: le persone che riuscivano a guardare quel giorno con tenerezza, invece che con rabbia, erano anche quelle che riuscivano ad andare avanti meglio, qualunque cosa avessero deciso. Non perché avessero dimenticato, ma perché avevano smesso di chiedere a quella ragazza di essere stata più saggia di quanto potesse essere.

Cosa vedeva già, e cosa ha scelto di non vedere

C'è anche un'altra versione di questo gioco, nata qualche settimana prima: "Fermate il matrimonio se…", con le cose che per ciascuna sono inaccettabili in un partner. Ed è qui che la domanda si fa più scomoda, e più utile: quella ragazza vedeva già qualcosa? Un segnale, un dubbio, una sensazione che ha messo da parte perché "poi si sistemerà", perché "tutti hanno i loro difetti", perché ormai era tutto organizzato?

Non te lo chiedo per farti sentire in colpa. Te lo chiedo perché quel meccanismo, vedere e scegliere di non vedere, raramente si ferma a un giorno solo. Spesso lo ritroviamo oggi, in altre forme, in altre relazioni, in altre decisioni. Riconoscerlo in quella ragazza è il modo più gentile per riconoscerlo in te adesso.

In pratica: la lettera alla te di quel giorno

Ti propongo un esercizio che uso spesso, e che richiede solo mezz'ora tranquilla e un foglio.

• Cerca una foto. Quella del matrimonio, se c'è, oppure una foto di un altro grande sì della tua vita. Mettila davanti a te e guardala per un paio di minuti, senza fare niente, solo osservando il suo viso.

• Scrivile una lettera breve, che inizi con "Cara, fermati un attimo, ma non per tornare indietro…". Non dirle cosa avrebbe dovuto fare diversamente. Dille invece tre cose: cosa non sapeva ancora e che tu hai imparato, cosa vedeva già e che avrebbe potuto ascoltare di più, di cosa può essere orgogliosa, anche se lei ancora non lo sa.

• Rileggi la lettera il giorno dopo, e sottolinea una sola frase che vale ancora oggi, per la donna che sei adesso. Quella frase è per te, non per lei. Tienila dove la vedi.

Molte donne, facendo questo esercizio, scoprono che la frase che sottolineano è un consiglio che non stanno ancora seguendo. Ed è lì, più che nella foto, che c'è il lavoro da fare.

Quattro domande da farti questa settimana

• Se guardo la donna di quel giorno, provo più giudizio o più tenerezza? E cosa mi dice questo di come tratto me stessa oggi?

• C'era un segnale, un dubbio, una sensazione che ho messo da parte allora? Lo sto facendo ancora, da qualche altra parte della mia vita?

• Cosa so oggi di me che quella ragazza non poteva sapere?

• Se lei potesse vedermi adesso, di cosa sarebbe sorpresa? E di cosa sarebbe fiera?

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